LE RADIO DI MARIANO AMATO
Un gesto d'intesa, uno sguardo, un ammiccamento, basterebbe poco per immediatamente comunicare con gli altri. Ma non sempre per corrispondere con i propri simili è sufficiente un gesto. La parola. Quale modo migliore per comunicare? Quando si riesce a proferirla. Talvolta collegarsi verbalmente con qualcuno può divenire un'impresa argonautica, come sormontare un muro kafkiano.
I1 pittore Mariano Amato, particolarmente sensibile alla comunicazione - la sua è però mediata dal gesto pittorico - si affida oggi ad un nuovo mezzo espressivo, a metà fra la pittura e la scultura: la "radio d'arte". La radio non è certo una novità ma lo diventa sicuramente quella di Mariano Amato poiché egli la carica di un significato e di un potere espressivo inediti e in ogni caso singolari. Egli sembra voler uscire dal suo cosmo pittorico, dal suo mondo più intimo esponendosi piuttosto attraverso le sue radio, facendo correre i rischi ad oggetti sonori o muti purché in forma radiofonica. Insomma uno schermo. Eppure attraverso quest’apparente "diaframma" egli trasmette in modo forte i propri messaggi ribaltando le argomentazioni. Radio come simbolo di comunicazione, come strumento per giungere agli altri.
L'uomo è ormai di fronte ad un universo virtuale che sta progressivamente minando la comunicazione reale, che sta inficiando il potere straordinario e naturale del mutuo scambio. La tecnologia isola sempre di più l'umanità nel tentativo di sostituirsi ad essa. Sempre più spesso si rende difficile la comunicazione, per primo nell'ambito degli affetti e della famiglia, per non parlare della società.
Mariano Amato punta il dito sull'incomunicabilità accendendo la sua radio. Una radio fatta di un colore magmatico e inquietante, di forme spesso aggrovigliate quasi a voler far affiorare il malessere del mondo attraverso l'intrico, il contorcimento dei fili elettrici. Le sue radio, i cui nomi "familiare", "primordiale", "telepatica" o "nazista", sono veri e propri atti di denuncia e al contempo segnali di speranza. Oggetti spesso di grande dimensione, finiscono per "comunicare" le proprie sonorità attraverso un minuscolo congegno, il "cuore", non sempre pulsante di suoni reali ma sempre possente e palpitante per i segnali che emette, i messaggi che trasmette. Un'arte, la sua, che passa per le valvole e giunge all'occhio oltre che all'orecchio. Plastica, metallo, polistirolo espanso, motori, tubi e fili, tutto concorre alla presa di coscienza in ognuno di noi che, nonostante i mezzi sempre più sofisticati e moderni della comunicazione mediatica o letteraria, in definitiva sia tanto arduo dire al proprio vicino quanto sia difficile vivergli accanto.
Cesare Nissirio